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Bibbiablog

V domenica di quaresima C

La dignità restituita

di MASSIMO GRILLI

In quel tempo1 Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. 2Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro. 3Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e 4gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. 5Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». 6Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo. Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. 7Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». 8E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. 9Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani. Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. 10Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». 11Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più». (Gv 8,1-11)

 

In questa scena del vangelo gli scribi e i farisei conducono la donna a Gesù come una preda: lei “in piedi , di fronte a tutti” e Gesù curvo che scrive con il dito per terra. Agostino scrive: “i relitti sono due: la misera e la misericordia”. Da una parte una donna, ridotta a uno stato di completo avvilimento della sua colpa e da una legge che la condanna senza appello, e dall’altra gli zelanti tutori dell’ordine, che hanno a cuore la legge ma non la persona, e la consolidata pratica di interrogare gli altri, ma non se stessi. Gesù – osservato speciale – costretto a emettere una sentenza.

“Ma Gesù si mise a scrivere col dito per terra”. Numerose sono state le spiegazioni, più o meno plausibili di questo gesto. Molti ritengono che Gesù abbia scritto i peccati degli accusatori o la sentenza su di loro, pronunciata poi nel versetto seguente; altri hanno pensato a delle linee indistinte, tracciate per contenere i sentimenti di ripugnanza verso chi tentava di tendergli un tranello; altri ancora, soffermandosi sulla terra e sul dito, hanno fatto riferimento alla legge di Mosè scritta sulla pietra con il dito di Dio. Una cosa è certa: il significato del gesto non deve essere molto lontano dalle parole che immediatamente seguono: “Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra don di lei”

Si tratta del rifiuto di quell’utilizzo di quella ipocrisia umana che utilizza la legge per condannare e abbattere.

Quando il processo fallisce, rimangono solo Gesù e l’adultera. E soltanto allora Gesù si rivolge alla donna emettendo la sua sentenza: “Neanche io ti condanno; va e d’ora in poi non peccare più!”. La vita rinasce grazie a una parola che non conosce condanna. Per i farisei la donna era un’adultera. Per Gesù invece, la donna che gli sta davanti è una possibilità di amore ancora incapace di sbocciare: “Và e d’ora in poi non peccare più” è un atto di fiducia nella possibilità di un essere umano, ma soprattutto nelle possibilità di Dio. Dio dona la dignità ad ogni persona che per i perbenisti è solo un caso da risolvere o un prodotto da sfruttare.

(cf. Massimo Grilli, Sulla via dell’incontro, 81-84)