L’altro come fratello

Commento ad Ez 33,1.7-9 e Matteo 18,15-20


SERGIO ROTASPERTI

Ezechiele fu un profeta vissuto in un periodo molto buio e tragico nella storia d’Israele: la caduta di Gerusalemme assediata dall’esercito Babilonese (587-586 a.C.)

Il breve testo che abbiamo ascoltato appartiene alla seconda fase del suo ministero, dopo la caduta di Gerusalemme. Si tratta di un testo che esprime speranza, là dove vi è tutt’altro che speranza. Qui Ezechiele si presenta come una sentinella incaricata di vegliare sul popolo, di custodirlo e per quanto possibile proteggerlo. Un’immagine che ci fa dire come egli stesso si sente responsabile del suo popolo, nonostante l’esilio e la tragedia.

Il tema della responsabilità viene ulteriormente rimarcato nel Vangelo. Il breve testo fa parte del cosiddetto “discorso ecclesiale”, che continueremo a leggere anche le prossime due domeniche.

Qui si tratta di rispondere ad una domanda che preoccupava la comunità cristiana primitiva: come trattare i fratelli peccatori? Matteo non ci informa esattamente a che cosa si riferisca, ma probabilmente si tratta di qualcosa di veramente grave che reca scandalo, inciampo, confusione e turbamento alla persona (contro di te) e alla comunità.

Il testo è molto complesso e non è per nulla facile interpretare tutti i dettagli. Tuttavia si può dire che ciò che conta è il recupero del fratello o sorella che sbaglia, andare comunque incontro a lui/lei, fare tutto il possibile per ricostruire rapporti lacerati. Il testo propone anche una regola e una modalità pedagogica: prima a livello personale, poi con l’aiuto degli altri. Vi è anche la possibilità che il fratello/sorella non abbia alcuna intenzione di cambiare e allora il testo è altrettanto chiaro: “se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano.” In altre parole: lascialo andare per la sua strada e tu va per la tua.

Tutti siamo responsabili gli uni degli altri. Le ferite, i peccati, i conflitti che viviamo nel piccolo hanno sempre una ricaduta su tutti noi come comunità e condizionano l’intera comunità, anche se apparentemente non ce ne accorgiamo.

Non stiamo vivendo situazioni conflittuali e laceranti o scandalose che minacciano la nostra vita personale, ma sicuramente dentro le mura delle nostra casa o nel cerchio stretto degli amici o sul posto di lavoro, vi sono sempre conflitti e divisioni. E – consapevoli o meno – tutto ha una ricaduta anche qui tra noi.

Si tratta di essere prima di tutto consapevoli e di avere la forza di contare sempre sugli altri e la comunità. La nostra comunità esiste anche per questo. Lo abbiamo espressamente detto e pregato all’inizio dell’ascolto della liturgia della parola:
metti in noi un cuore e uno spirito nuovi,
perché sentiamo la vita come il dono più grande
e diventiamo custodi attenti di ogni fratello,
nell’amore che è pienezza di tutta la legge
.” Amen