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Festa del Corpo e sangue di Gesù

Lasciarsi trovare

di SERGIO ROTASPERTI

(Gv 6,51-58) In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».

Il breve testo evangelico che abbiamo ascoltato è la parte finale di un lungo capitolo del vangelo di Giovanni che si apre con la moltiplicazione dei pani (6,1-15). È un capitolo molto complesso in cui si intrecciano temi, dibattiti, discussioni e accesi contrasti. Vi è una domanda che attraversa tutto il capitolo: “come trovare Gesù?”. Per i cristiani, per noi, che viviamo la vita dopo la partenza di Gesù la risposta è: nell’Eucaristia (Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui). L’Eucaristia permette l’esperienza di incontrare Gesù, o meglio, di lasciarsi incontrare da lui.
Dietro a questo testo con espressioni molto fisiche e realiste (carne, sangue), vi è la risposta ad un problema che la chiesa primitiva dovette combattere e cioè contrastare coloro che affermavano che Gesù solo in apparenza era uomo, ero solo Dio (docetismo). Un rischio presente anche tra noi oggi quando svalutiamo l’aspetto fisico, umano di Gesù e nella pratica escludiamo che l’esperienza umana di Gesù non può essere la nostra stessa esperienza. O affermiamo che Gesù comunque ha avuto un’esperienza umano diversa da noi, non essendo pienamente uomo.
“Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui”. Il verbo “Rimanere” è una caratteristica del linguaggio di Giovanni. Rimanere significa avere una relazione interiore profonda. Prima di tutto noi rimaniamo in (non con) lui cioè siamo una presenza interiore stabile in lui. Io in lui: io sono importante per lui e io sono presenza interiore in lui. E lui è presenza interiore in me. Il Dio inaccessibile non solo ha me nel suo intimo, ma desidera una relazione interiore e profonda con me. Questo è il linguaggio dell’amore. Capite la meraviglia di questa cosa?
Questa è l’Eucaristia. Gesù si dona a me e io sono in lui. Pertanto accostandovi all’Eucaristia, pensate a questo e non alla modalità (in bocca, in ginocchio, sulle mani). Domandatevi se state per accogliere Gesù come vostro amico intimo e familiare o …come il presidente della repubblica. Se non lo accogliete come amico, qualcosa non quadra… Gesù è mio fratello, non vuole stare sul piedistallo. Ci tratta da amici e da amiche e dobbiamo crescere con questo spirito, Dio si è fatto uomo perché tu diventassi Dio (San Tommaso d’Aquino, Officium de festo corporis Christi, Ad Matutinas, In primo Nocturno, Lectio 1)
Il sacramento del Corpo e Sangue di Cristo ci racconta tutto ciò. Ma Dio è Spirito. Vi ricordate cosa disse Gesù alla Samaritana? “Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità“ (4,24). È nella nostra interiorità che Dio ci incontra. L’Eucarista è un segno che rende presente Gesù che ci dona se stesso, la sua vita, ma non dobbiamo imbrigliare secondo le nostre categorie culturali e teologiche la modalità di essere pane di vita eterna. Se ne mesi scorsi non abbiamo ricevuto sacramentalmente Gesù, non significa che Gesù non ha abitato in noi! Per favore. Gesù lo si trova qui mentre celebriamo oggi l’Eucaristia, ma Gesù si trova nel tuo cuore, se tu ti lasci trovare e amare da lui, anche se ti senti lontano e indegno.

Sono il fratello di tutti,
il fratello che ha bisogno di tutti,
che tende la mano a tutti.
Come potrà starci tutto questo mondo,
che si àncori all’Eterno fatto pane,
nel cuore di un pover’uomo?
E tu che cosa mi domandi, o Signore?
Tu mi dici: “Lasciati amare!”
Tu non mi domandi di più.
Non mi domandi se ti voglio bene.
Basta che io mi lasci amare dall’Amore,
perché anch’io sono un lontano.

Don Mazzolari