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VII domenica tempo ordinario - A

Occhio per occhio?

di SERGIO ROTASPERTI

(Mt 5,38-47) – In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «38Avete inteso che fu detto: Occhio per occhio e dente per dente. 39Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pórgigli anche l’altra, 40e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. 41E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due. 42Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle. 43Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico. 44Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, 45affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. 46Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? 47E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? 48Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste». 

Il testo di Matteo chiude la sezione delle cosiddette antitesi, le quali riportano l’interpretazione di Gesù su alcune leggi e temi che provengono dal Decalogo (omicidio, adulterio, giuramento). Gesù affronta ora altre due questioni spinose e ancora molto attuali: l’esperienza della violenza e il rapporto con il nemico.

Avete inteso che fu detto: Occhio per occhio e dente per dente”. Questa formulazione contenuta in Lv 24,20 è parte della cosiddetta Legge del taglione. Dobbiamo precisare che questa antica legge (già presente nel codice di Hammurabi), aveva lo scopo di porre un limite alla vendetta privata che poteva generare in faida. Essa consisteva nel far corrispondere al danno ricevuto intenzionalmente una giusta ricompensa possibilmente uguale e simmetrica. Lo scopo era dunque quello di evitare l’escalation della violenza, il cui esempio lo troviamo già dopo il fratricidio di Caino in Gen 4,23-24: “Ho ucciso un uomo per una mia scalfittura e un ragazzo per un mio livido. Sette volte sarà vendicato Caino, ma Lamec settantasette”.

Che atteggiamento assume Gesù? In linea con l’interpretazione delle tematiche precedenti, Gesù chiede di scardinare ogni sentimento istintivo che porta alla violenza: è la via della non-violenza. Ma attenzione: Gesù non chiede di accettare passivamente il male o non fare nulla per combattere la violenza familiare, sociale, economica, strutturale. Tutt’altro! Il male va nominato, smascherato, denunciato e combattuto. “Non opporsi al malvagio”, significa per Gesù non usare lo stesso criterio di chi compie il male. Il malvagio è chiamato malvagio e tale rimane anche agli occhi di Gesù! Gesù chiede di non rispondere alla violenza con la violenza. Non offre soluzioni concrete, ma un criterio: “Porgere l’altra guancia”, cioè fare tutto il possibile per disarmare l’altro con quella forza interiore che proviene da chi ha lavorato a dare un nome e gestire la violenza istintiva dentro di sé ed è così in grado di trovare la via e il metodo più autentico per impedire l’escalation della violenza fuori di sé.

In questo contesto comprendiamo anche il detto di Gesù: “Amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano” (5,44). Nella tradizione biblica non incontriamo mai l’invito ad odiare il nemico, se mai ad evitarlo e ad allontanarlo. Qui Gesù va oltre e chiede di trasformare il nemico (che può avere tanti nomi o identificarsi in molteplici situazioni di vita) in fratello. Perché? Perché Dio fa così. Essere perfetti come Dio, significa guardare il prossimo, il nemico, il malvagio, la violenza con gli occhi di Dio e agire di conseguenza. Questo è il di più che ci dovrebbe caratterizzare.

Oggigiorno abbiamo molti strumenti del diritto civile e penale che combattono la violenza per ripristinare i diritti calpestati. Vi sono fortunatamente molti canali e movimenti di informazioni e denuncia del male e della violenza. C’è bisogno che anche attraverso il linguaggio si eviti l’escalation della violenza: è un dovere nell’ambito personale, familiare e politico.

Se guardiamo Gesù nel suo cammino verso il Calvario comprendiamo come sia stato coerente con questa pagina di vangelo, interpretandolo con la vita. Il suo modo di affrontare la morte con la non violenza, la preghiera, il porgere non solo la guancia ma tutto se stesso  è la testimonianza che la violenza può essere paradossalmente sradicata.

Qual è la mia azione e reazione al male? Con quali occhi guardo il “nemico” dai numerosi volti e aspetti?