Portare fruttiterza domenica di quaresima C

Omelia di p. Fabiano della terza domenica di quaresima C


PE. FABIANO DANTAS

Cari fratelli e sorelle in Cristo,

In questa 3ª Domenica di Quaresima, la liturgia ci invita a riflettere profondamente sull’urgenza della conversione e sulla rinnovazione che è necessaria nelle nostre vite. Il tempo della Quaresima è senza dubbio un periodo di preparazione, ma anche di riflessione e di decisione. In questi giorni, la Chiesa ci propone un cammino di purificazione, ma, ancor più importante, di accoglienza della grazia di Dio, che ci chiama a cambiare e a diventare più simili a Cristo.

La Quaresima non è solo un tempo di pratiche esteriori, come digiuno, preghiera e elemosina; essa è, prima di tutto, un invito a una vera conversione interiore, una chiamata alla trasformazione che deve avvenire nel profondo del nostro essere. Ed è proprio questo che la liturgia di oggi ci ricorda: la conversione non può essere procrastinata, deve essere urgente e reale.

Nel Vangelo di Luca, abbiamo un passo forte e diretto di Gesù, che, davanti a due tragedie, mette in discussione la comprensione delle persone sulla sofferenza e sulla morte. Fa un’affermazione cruciale: “Se non vi convertirete, tutti allo stesso modo perirete.” Il messaggio di Gesù è chiaro: la conversione non può essere rimandata, l’opportunità di cambiare non è garantita per sempre. La vita umana è fragile e imprevedibile, e non possiamo contare sul tempo per rimandare la nostra risposta alla chiamata di Dio.

Le due tragedie menzionate nel Vangelo – il massacro dei galilei da parte di Pilato e la caduta della torre di Siloe che uccise 18 persone – hanno lo stesso scopo: mostrare che la sofferenza e la morte non scelgono le vittime per la loro maggiore colpa o peccato. Gesù vuole farci comprendere che, più importante che speculare sulla sofferenza degli altri, è guardare alla nostra vita e capire l’urgenza della nostra conversione personale.

All’epoca, la gente pensava che la sofferenza fosse un segno che qualcuno fosse punito da Dio per i suoi peccati. Ma Gesù corregge questa comprensione. La sofferenza non è una punizione, ma una realtà che tutti affrontiamo. La cosa più importante, quindi, è il nostro atteggiamento di fronte alla vita e alla morte. Il tempo della Quaresima è un’opportunità per guardare dentro di noi e riconoscere dove dobbiamo cambiare, dove ancora mancano frutti nel nostro cammino cristiano.

Subito dopo le tragedie menzionate, Gesù racconta la parabola del fico che non porta frutti. Il padrone della vigna, insoddisfatto della mancanza di frutti, chiede che l’albero venga tagliato. Ma il giardiniere, con un gesto di pazienza e misericordia, chiede un altro anno per cercare di curarlo, con la speranza che porti frutti. Questa parabola rivela, in modo simbolico, l’atteggiamento di Dio nei nostri confronti.

Dio è paziente, come il giardiniere. Egli ci offre, ogni giorno, la possibilità di convertirci, di produrre frutti di vita nuova. Ma è anche realista. Non possiamo ingannarci, pensando che possiamo vivere come vogliamo e che, alla fine, saremo salvati. La conversione non può essere un atteggiamento rimandato. Dio ci dà tempo, ma questo tempo non è infinito. Egli si aspetta che, nel corso della nostra vita, possiamo produrre frutti di giustizia, amore, compassione e fedeltà.

La Quaresima è quindi un’opportunità per rivalutare la nostra vita e la nostra risposta a Dio. Stiamo davvero portando frutti che testimoniano la nostra fede? O siamo come il fico sterile, senza dare segni concreti di conversione e trasformazione? Il fico ha uno scopo: portare frutti. Allo stesso modo, la nostra vita cristiana ha uno scopo chiaro: essere un segno del Regno di Dio qui sulla Terra. La domanda che siamo chiamati a fare oggi è: stiamo adempiendo a questo scopo?

Nella seconda lettura, San Paolo ci fa un’importante ammonizione. Ricorda ai Corinzi che, nonostante tutti gli israeliti abbiano ricevuto benedizioni straordinarie nel deserto – la manna, l’acqua dalla roccia, la protezione divina –, molti perirono perché non rimasero fedeli a Dio. Scrive: “Chi crede di stare in piedi, guardi di non cadere.” San Paolo ci avverte del pericolo della presunzione e dell’autosufficienza. Spesso cadiamo nell’errore di pensare che siamo già salvi, che la nostra conversione sia completa. Ma la conversione è un processo continuo. La salvezza non è automaticamente garantita dalla grazia, ma richiede una risposta continua e fedele a Dio.

In questa 3ª Domenica di Quaresima, dunque, siamo chiamati a riflettere sull’urgenza della nostra conversione. La Quaresima non è solo un tempo di sacrifici temporanei, ma un invito a una trasformazione profonda che deve avvenire nel cuore di ciascuno di noi. Il tempo è breve e la vita è fragile. Non sappiamo cosa ci riserva il futuro, e per questo, il momento di cambiare è ora.

Dio è paziente e misericordioso, come il giardiniere che cura il fico, ma Egli si aspetta anche che produciamo frutti. Il tempo della Quaresima è una grazia, un’opportunità per convertirci, per lasciare che Dio agisca in noi e per portare frutti di vita nuova. Che possiamo approfittare di questo tempo di preparazione per la Pasqua con un cuore aperto alla conversione, rinnovando la nostra fede e la nostra consegna a Cristo, che ci chiama alla vera vita.

Amen.