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Standpunkt

Capire e vivere la messa

Silenzio si, silenzio no

© Giulia van Pelt

Può sembrare un problema superficiale e di poco conto. Ma per molte persone uno dei luoghi dove si può stare in pace e in silenzio per riflettere o pregare è la chiesa. O meglio era… Per alcune persone ormai la chiesa non è più il luogo dove si respira il sacro e ci si può meglio concentrare nella preghiera.

Ad esempio, la domenica mattina prima e dopo la messa il chiacchierare e l’incontrarsi fra persone in chiesa è un fastidio insopportabile, che denota una mancanza di rispetto sia a Dio, sia a chi vuole pregare in chiesa in santa pace. Questo è vero, ma in parte.

Per questo facciamo un po’ di chiarezza sul silenzio prima, durante e dopo la messa.

Il silenzio durante la messa

Partiamo dai documenti ufficiali della Chiesa. L’Ordinamento generale del messale romano, una specie di vademecum per la celebrazione della messa, così dice: “Si deve anche osservare, a suo tempo, il sacro silenzio, come parte della celebrazione. La sua natura dipende dal momento in cui ha luogo nelle singole celebrazioni. Così, durante l’atto penitenziale e dopo l’invito alla preghiera, il silenzio aiuta il raccoglimento; dopo la lettura o l’omelia, è un richiamo a meditare brevemente ciò che si è ascoltato; dopo la Comunione, favorisce la preghiera interiore di lode e di supplica. Anche prima della stessa celebrazione è bene osservare il silenzio in chiesa, in sagrestia e nel luogo dove si assumono i paramenti e nei locali annessi, perché tutti possano prepararsi devotamente e nei giusti modi alla sacra celebrazione”. (OGMR 45)

Queste indicazioni non sono delle regole da seguire scrupolosamente, ma vivi consigli per una fruttuosa e degna celebrazione.  Il silenzio non è legato a un luogo, ma a un atto di preghiera comunitaria. Il silenzio ha a che fare con un’azione liturgica, non con le mura di un edificio, seppur sacro.

Secondo l’Ordinamento, il silenzio è parte della Messa e, pertanto, dovrebbe meglio essere valorizzato. Perché? Perché nel silenzio si lascia più spazio a Dio e nel silenzio possiamo interiorizzare meglio quanto stiamo vivendo nella celebrazione. Attraverso il silenzio entriamo nel nostro mondo interiore per dare luce e speranza, o per far emergere ciò che ci inquieta.

È importante evidenziare questo: il silenzio accompagna, non sostituisce la messa; aiuta a concentrarsi meglio su quanto si sta celebrando. Non a caso sono citati tre momenti particolari della messa: durante la richiesta di perdono, dopo la predica, dopo la comunione.  Il silenzio è previsto all’inizio durante l’atto penitenziale, poiché nel silenzio ognuno pone davanti a Dio la sua fragilità e la sua richiesta di essere accolto e perdonato. Il secondo momento è dopo la predica, poiché dopo aver ascoltato la parola di Dio e la sua interpretazione, la riporto alla mia vita personale in modo che rimanga dentro me. Il terzo momento è dopo la comunione, poiché ho accolto il Signore, il suo corpo e sangue e pertanto esprimo la mia lode, riconoscenza, gratitudine e amore.

Il silenzio prima della messa

A ciò saggiamente l’Ordinamento suggerisce di favorire il tempo prima della messa, perché è un tempo in cui si entra progressivamente nel clima della preghiera, che culmina appunto con la celebrazione della Messa. Come poi concretamente si deve fare, ciò è lasciato alla comunità cristiana e alla fede delle persone. In alcuni luoghi e parrocchie vi è l’usanza di recitare il rosario, in altri di prepararsi con il canto, in altri ancora si sta in silenzio con una musica meditativa che aiuta la preghiera. Una cosa è certa: prima della messa si deve evitare di trasformare la chiesa in un salotto o mercato, dove si parla del più e del meno, disturbando chi desidera una adeguata preparazione interiore. Ci si deve predisporre ad accogliere il Signore e la sua Parola.

Il silenzio dopo la messa

Altra cosa invece è il silenzio dopo la messa. L’Ordinamento non ne parla esplicitamente e questo ha un suo preciso scopo, perché non attribuisce a questo momento grande valore. E si capisce bene il senso: la messa è un atto di gratitudine, il silenzio e il ringraziamento sono già nella celebrazione, non fuori di essa. La celebrazione domenicale termina con “La Messa è finita: andate in pace”, cioè significa: ora la messa inizia nella vita, nell’incontro con gli altri, in famiglia. Pertanto è stonato volere a tutti i costi un clima di silenzio per ringraziare dopo la messa, perché è già stato fatto nella celebrazione che ha un suo inizio, uno suo svolgersi e un suo termine preciso.  Nulla vieta che le persone cerchino ulteriore spazio e tempo per il ringraziamento e per il silenzio, ma ciò non va imposto o preteso. In altri termini, si tratta di vivere bene e in pienezza la celebrazione della messa, e non aspettare la fine della messa per cercare quello che non ho vissuto nella messa. Se ho bisogno di questo, qualcosa non ha funzionato o non ho sufficientemente compreso il senso della celebrazione eucaristica. Se proprio necessito di ulteriore silenzio e gratitudine, si può sempre trovare personalmente altri momenti durante la settimana e venire in chiesa quando ci sono meno persone. Ma se la domenica è l’unico momento che la comunità si ritrova è fondamentale che Cristo incontri la comunità e che la comunità cristiana incontri se stessa.

Il silenzio inutile

La messa è la fonte e il culmine della vita cristiana. Dare giusto tempo alla preparazione prima di essa, vivere la messa attraverso l’ascolto, la lode, la gratitudine sono elementi che costruiscono la comunità. E il silenzio è parte dell’ascolto di Dio, di se stessi, della comunità. Ma se la messa non incontra la vita, essa rimane solo un rito, pur sacro, ma sempre un rito che non fa crescere la comunità cristiana.