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VII domenica del tempo ordinario C

Un amore (quasi) possibile

di SERGIO ROTASPERTI

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “A voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male. A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l’altra; a chi ti strappa il mantello, non rifiutare neanche la tunica. Da’ a chiunque ti chiede, e a chi prende le cose tue, non richiederle indietro.
E come volete gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro.
Se amate quelli che vi amano, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori amano quelli che li amano. E se fate del bene a coloro che fanno del bene a voi, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto. Amate invece i vostri nemici, fate del bene senza sperarne nulla, e la vostra ricompensa sarà grande e sarete figli dell’Altissimo, perché egli è benevolo verso gl’ingrati e i malvagi.
Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso.
Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati. Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio”. (Lc 6,27-38)

Un anziano professore tedesco andava regolarmente a confessarsi da un mio altrettanto anziano confratello tedesco e raccontava: “io non riesco a vivere in pace; durante il periodo nazifascista tutti eravamo nemici ed io dovevo uccidere per non essere ucciso; questo fatto mi ha  fino ad oggi talmente condizionato che vedo attorno a più spesso nemici a da cui proteggermi che persone da amare”.

Ama il tuo nemico: perché? chi è?

Noi pensiamo automaticamente alle grandi tensioni e all’odio che spesso si genera tra popoli. Ma il nemico può essere chi vive con me, il mio/la mia partner, la mia famiglia,  i miei parenti: là dove non esiste comunicazione, volontà di comprensione o giudizio si rivela sempre un “nemico” da cui proteggerci. Un detto africano camerunense dice: “non puoi afferrare il serpente mettendogli in bocca il topo con la tua mano”. Così è pure il tuo nemico!

Per comprendere il testo del vangelo di Luca (6,27-38) dobbiamo fare un passo indietro, rileggendo il capitolo precedente. I discepoli hanno lasciato tutto e hanno seguito Gesù (cf. Lc 5,11.27). Ora Luca ci vuole dire che seguire Gesù significa anche lasciare e abbandonare un nostro modo di pensare e di agire che apparentemente è inaccettabile, l’amore per i nemici.

Gesù dice “amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male”. In questa espressione dobbiamo in primo luogo  comprendere che Gesù sta confermando l’insegnamento della Torah sulla necessità di amare il prossimo descritto nel libro del Levitico (Lv 19,13-18), ma egli ampia e radicalizza l’orizzonte affermando che il prossimo è anche colui che considero nemico o che si comporta in quanto tale.

Gesù domanda ai suoi – perché lui lo fa – di uscire dai propri schemi mentali di “dare e avere” e assumere il criterio dell’amore, il quale va oltre il criterio del ristabilimento della giustizia o dell’offesa da riparare.

Gesù non specifica chi sia il nemico, ma chiede di usare la misura del Padre celeste: “Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso”. Amare il nemico, significa per Gesù trattarlo come figlio del Padre. Se io ho un nemico, ciò significa automaticamente che siamo due nemici. E Gesù sta dicendo: pur essendo nemici, entrambi siamo figli dello stesso Padre. Il di più che ci viene chiesto come discepoli suoi è di valutare l’altro a partire dagli occhi e dall’agire di Dio, perché Dio entra in relazione non con due nemici, ma con due figli. Di conseguenza, se davvero voglio essere come il Padre, devo riconscere l’altro un fratello, anche se si chiama Caino.

Gesù domanda a noi un passo in più: che trasformiamo il nostro nemico in amico. Non intende con questo affermare che bisogna fare opera di buonismo, perdonando tutto ad ogni costo e chiudere gli occhi davanti alla violenza, agli abusi, o alle ingiustizie ricevute e date. Entrare nell’ottica dell’amore del nemico significa spezzare il circolo distruttivo che rende le persone  sempre più lontane fra di loro, indifferenti e ciniche, perchè da qui il passo verso la violenza fisica e l’eliminazione dell’altro non è così distante. E Gesù è stato una vittima dell’inimicizia e dell’odio.

In 1Sam 26 leggiamo la storia di Davide che decide all’ultimo di risparmiare la vita al suo nemico Saul. Davide era nelle perfette condizioni per assassinare il suo nemico, dal quale aveva ricevuto solo ingiustizia, sopruso e che lo stava perseguitando. E noi lo avremmo giustamente compreso. Ma Davide usa misericordia, appellandosi al Signore e affermando: “Il Signore renderà a ciascuno secondo la sua giustizia e la sua fedeltà”.

Amare il nemico significa vedere l’altro con gli occhi profondi di Dio. Posso arrivare a questa profondità se anche io stesso mi reputo quel nemico e ancora di più quella persona ingrata e malvagia verso la quale Dio usa benevolenza. Nonostante tutto.