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XIV domenica del tempo ordinario A

Un ristoro presso di me

di SERGIO ROTASPERTI

(Mt 11,25-30) In quel tempo Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo. Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

Il testo evangelico che abbiamo ascoltato è suddiviso in due parti. Nella prima vi è una benedizione di Gesù e nella seconda un invito.

Da buon israelita, la preghiera di Gesù è spesso una benedizione di Dio. Qui benedice Dio, cioè lo ringrazia e lo loda perché chi accoglie le sue parole sono “i piccoli” cioè le persone semplici, coloro che hanno un cuore da bambino, coloro che accolgono le sorprese di Dio nella propria vita con fiducia. Può Gesù benedire Dio, perché noi accogliamo la sua parola cosi come i piccoli? Interroghiamoci come singoli credenti e comunità

Ma io vorrei fermarmi brevemente sulla seconda parte, senza aggiungere troppi commenti perché molto chiara. Venite e ame voi tutti che siete stanchi e oppressi. Questa è una delle perle del vangelo. E vorrei che oggi ci fermassimo nel silenzio su questo.

Gesù invita tutti, ma proprio tutti senza esclusioni ad andare da lui. Dove si trova lui? Nell’intimo della nostra coscienza, là dove noi siamo soli con noi stessi e sentiamo una voce con la quale dialoghiamo che ci spinge al bene; si trova qui oggi nella sua Parola che ci nutre e ci spiega il senso del nostro cammino; è qui con il suo corpo e sangue, coè con il dono della sua vita che tra poco spezzeremo e mangeremo come sostegno per la settimana davanti a noi.

Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi. Forse oggi siamo tutti leggeri. Forse abbiamo stanchezze interiori, pesi, c’è qualcosa in noi che ci toglie il sonno, ci preoccupa, ci far star male, e che forse ci sentiamo schiacciati e impauriti. Ora tocca a voi.

Io finisco qui. Ora tocca a voi nel silenzio andare al Signore. Ed è come entrare nel costato trafitto che vedete là, entrare nel suo cuore per ricevere un po di pace interiore.

Facciamo uno sforzo di silenzio interiore, accompagnati dalla musica. Provate a dirvi nel silenzio del vostro cuore che cosa vi preoccupa, che cosa portate al Signore, provate ad andare da lui ed entrare in dialogo con lui.

Venite a me – dice il Signore – e io vi darò ristoro.