Una Chiesa viva tra Parola e caritàV Domenica di Pasqua A
La liturgia ci invita a essere una comunità che non separa l'evangelizzazione dal servizio ai poveri, affrontando con fede le fatiche della crescita. Seguendo l'esempio degli apostoli, siamo chiamati a non lasciare indietro nessuno, trasformando le tensioni in occasioni per fare il bene.
La liturgia della quinta domenica di Pasqua ci mostra una Chiesa viva, in cammino, una comunità che cresce e che, proprio perché cresce, incontra anche difficoltà.
La prima lettura tratta dagli Atti degli Apostoli ci narra la crescita numerica della chiesa delle origini. È un segno bello: il Vangelo porta frutto, molti accolgono la fede nel Cristo risorto. Ma insieme alla crescita sorgono anche problemi concreti: alcune vedove, soprattutto quelle straniere, vengono trascurate nella distribuzione quotidiana degli aiuti. Nasce una discriminazione, forse non voluta, ma reale.
La Chiesa nascente non nasconde il problema e non si scoraggia. Cerca una soluzione. Gli apostoli comprendono che non possono trascurare né l’annuncio della Parola né il servizio della carità. Non si tratta di scegliere tra pregare o servire, tra evangelizzare o aiutare i poveri. Entrambe le cose sono essenziali. Per questo vengono scelti uomini pieni di Spirito Santo e di sapienza, perché nessuno resti escluso.
È un messaggio molto attuale anche per noi. Quando una comunità cresce, nascono inevitabilmente tensioni, fatiche, incomprensioni. Ma il Vangelo ci chiede di non stancarci di fare il bene, di non lasciare indietro nessuno, specialmente chi è più fragile, chi viene da lontano, chi si sente straniero.
Nella seconda lettura, dalla Prima Lettera di Pietro, Gesù è presentato come la pietra viva, la pietra d’angolo. Alcuni la rifiutano e ne fanno una pietra di scandalo. Ma per chi crede, Cristo è il fondamento sicuro della vita. Senza di Lui tutto vacilla; con Lui tutto trova senso.
Anche noi siamo stati chiamati dalle tenebre alla sua luce meravigliosa. Quando una persona incontra davvero Cristo, incontra la gioia, incontra una direzione, incontra una ragione per vivere e per sperare.
Nel Vangelo secondo Giovanni, emergono due domande dei discepoli, che sono anche le nostre.
Tommaso domanda: “Signore, non sappiamo dove vai: come possiamo conoscere la via?”. Quante volte anche noi ci sentiamo smarriti. Dove dobbiamo andare? Qual è la strada giusta? In mezzo a tante voci, tante paure, tante incertezze, desideriamo chiarezza.
E Gesù risponde con parole decisive: “Io sono la via, la verità e la vita”. Non dice soltanto di indicare una strada: Lui stesso è la strada.
Poi Filippo dice: “Signore, mostraci il Padre e ci basta”. Anche noi vorremmo vedere di più, avere più certezze, prove evidenti, segni chiari.
Gesù risponde invitando alla fede: chi vede Lui, vede il Padre. Chi ascolta la sua parola, chi guarda i suoi gesti, chi contempla la sua croce e la sua risurrezione, incontra il volto di Dio.
Fratelli e sorelle, oggi il Signore ci chiede di fidarci di Lui, di costruire su di Lui la nostra vita, di servire i fratelli con amore e di camminare senza paura. Se restiamo uniti a Cristo, pietra viva, troveremo la via e porteremo luce anche agli altri. Amen.


